Lo Splinder di Vikkio

Novelle con rosmarino di un ventenne...
martedì, 15 settembre 2009

Appalla

Grondante sudore imboccò scarpinando con gli occhi semichiusi la traversa sulla destra, scese dal marciapiede. Attraversò la strada e scansò di poco una ragazza strana con un motorino secco e alto. Questa guardava solo avanti, non si accorse dell'omicidio che stava commettendo alle nove di mattina. Continuò a camminare ridendo, un muratore urlò qualcosa e scaricò un secchio pieno di detriti dal secondo piano dentro un carrellino già stracolmo di altri pezzi di intonaco vari. Qualche scheggia bianca lo colpì sulle spalle, non era proprio giornata di uscire, pensò, due attentati in 100 metri, porco giuda! Continuò a scendere per la strada ormai in vista del posto dove era diretto, il sudore era a cascata, srotolò l'elastico con cui aveva legato i capelli, li soffocò in una coda strettissima, li riallacciò per l'ultima volta con l'elastico nero che ormai era diventato 6 volte la lunghezza originaria. Prese un lungo respiro e suonò il campanello, il cartello diceva così: "Suonare per favore". La porta si spalancò e ancora prima di entrare nella stanza d'attesa si scostò per fare passare una signora, una strana signora, aveva i capelli rotondi, gli formavano come un casco attorno alla faccia, un culone gigante di chi ha smesso da anni di curarsi, e l'illusione nel viso di essere bella con quei freschi capelli a casco, con sfumature strambe e pittoresche. Nemmeno lo guardò disse solo: -Arrivederci!- e continuò verso fuori.

-Ciao! Come stai bello?- disse l'uomo in nero al nuovo arrivato con i capelli lunghi e sudaticci. L'uomo in nero aveva delle mani candide e pulite infilate in una melma color cacca, che spalmava con sensuale energia addosso ad una signora esattamente uguale a quella uscita appena dal negozio.

-Sto bene grazie, mi sono deciso ad accorciarmi i capelli stamattina!-, l'uomo in nero che intanto si era rigettato a capofitto a spalmare cacca sulla testa della signora, si alzò, e scostò col palmo della mano le tenere e curate ciocche ricce che gli cadevano sugli occhi ed esclamò:

- Che bello!!! Ci voleva una spuntatina!! Un attimino e sono da te!...-

poi si voltò verso la giovane che scopava i miliardi di pelucchi di vecchia che erano raggomitolati sul pavimento e gli urlò:

- Oh fai uno shampoo a questo bel ragazzone, che a lui ci penso io ora!-

il bel ragazzone sussultò, non aveva mai avuto esperienze omosessuali e un parrucchiere alle 9 e cinque del mattino non era il suo desiderio sessuale ricorrente, una moraccia di due metri con sei chili di tette era molto meglio di un vecchio, finto giovane vestito di nero professionista della cacca spalmata nel cuoio capelluto. Ma sapeva benissimo che mi occupo di te si riferiva alla prestazione professionale forbicistica e non alla prestazione sessuale. La maliziosità lo attanagliava da sempre e l'ilarità che si suscitava da solo con questi pensieri strambi era impagabile. Si sedette in quella poltrona col rubinetto incorporato e la bionda che scopava pelucchi cominciò a massaggiargli la testa...Dio che goduria acqua tiepida e due mani che ti massaggiano le tempie, questo si che era rilassante altro che fumarsi una sigaretta dopo un caffè in un bar affollato di una città affollata. Appena l'ultimo risciacquo fu completato la ragazza gli spalmo addosso un'asciugamano. La signora seduta con la cacca spalmata correttamente addosso si alzò e cominciò a blaterare in una lingua incomprensibile, storie strane di un suo figlio che faceva qualcosa, e la faceva bene, il parrucchiere in nero era felice per lei, e lei era felice per lui, la bionda era felice per il parrucchiere e tutti erano felici per il ragazzone con l'asciugamano pressata sulla capoccia bagnata. Si alzò come gli fu indicato e si sedette nella poltrona occupata dalla signora che ora blaterava e girava in piedi per la stanzina, forse aspettava che la cacca le si asciugasse in testa. Il parrucchiere acchiappò il testone tra le mani e in un nanosecondo il ragazzone aveva mantellina e capelli al vento.

-Come li tagliamo?-

Aveva voglia di dirgli: - Fai tu!-, ma sapeva che sarebbe stato un errore, grave quanto ordinare una pizza a fantasia del pizzaiolo. C'erano miriadi di modi intelligenti per rispondere, lui si limitò ad alzare le spalle e ad emettere un suono che sembrava un: - Mah!-

E il parrucchiere disse: - Ci penso io a te!!! Lascia fare-

Cominciò ad uccidere capelli, gli mozzava la testa con un rasoio di quelli vecchi per la barba e li lasciava in agonia sul pavimento, un parrucchiere senza forbici, sfoltiva la chioma da dietro e proprio mentre il collo si sentiva un pò più libero, qualcunò suonò al campanello. Il parrucchiere scostò i ricci dalla faccia e schiacciò un pulsante poco distante, la porta si spalancò ed entrarono due ragazze sorridenti:

-Buongiornooooooooo!-

Mai sentito un tale spreco di "o".

-Saaaaalve! Bentornate!-

disse il parrucchiere riccio

- A-o!-

disse la bionda

la vecchia con la testa caccolosa smise di parlare di suo figlio, e guardò quasi disgustata le due giovani con 78 denti l'una che erano appena entrate, forse anche il ragazzone era stato vittima di quello sguardo di odio e disgusto. Il parrucchiere cominciò ad accoglierle con le solite domande: Facciamo un caffè? Accomodatevi? fatto buon viaggio? Se l'arcivescovo di Costantinopoli si disarcivescostantinopolizzasse vi disarcivescostantinopolizzereste voi? ecc.

Loro annuivano e sorridevano anche alle domande dove non si doveva annuire, come si fa ad annuire alla domanda: Qual'è la capitale dell'Arabia saudita?

Loro avrebbero annuito ugualmente.

- Vi siete trovate bene da me se state tornando...eh?-

disse il parrucchierenero. Le novelline annuirono con la faccia stupida e sorridente, potevano avere 50 anni tutte e due messe assieme, una grassa che si sentiva magra, e l'altra magra che si sentiva grassa. Si accomodarono e cominciarono a parlare con il parrucchiereneromascherato mentre questo aveva ripreso ad uccidere i bei capelli lunghi del ragazzone.

-D'altronde io non sono un semplice parrucchiere, io sono un consulente di immagine!-

loro annuirono

-Io mi occupo anche di moda, oltre che di capelli! Ho studiato io!-

loro annuirono, quella grassa ruttò un elogio che il ragazzone non riuscì a decifrare.

-Molti mie clienti ritornano perchè gli altri parrucchieri fanno un taglio solo e se gli va bene lo fanno a tutte!Io invece faccio ad ognuna il taglio che si merita...mmm...cioè il taglio che si adatta meglio al suo viso!-

la magra delle due singhiozzò qualcosa che era un surrogato di un annuita con la testa.

-Blablabla!-

la grassa smise di sorridere e parlò di una sua esperienza nel campo dei parrucchieri con i tagli uguali per tutte. Per il parrucchieremascherato fu un colpo al cuore, era come se gli avessero ucciso la famiglia, quasi sembrò che si stesse mettendo a piangere, era contrito nel dolore mentre affettava i capelli del ragazzone. D'un tratto il campanello suonò di nuovo, e una con la testa a palla entrò nello stanzino profumoso di lacca e cacca per capelli. Ma non era quella che era uscita quando il ragazzone era entrato, era un'altra ancora, e anch'essa aveva i capelli a palla, dietro di lei un'altra, capelli a palla pure lei. L'ultima arrivata parlò di un telefonino dimenticato sul divano, cosa che il parrucchiere sapeva bene, visto che il cellulare era stato messo da parte. Gli fu riconsegnato, poi il ragazzone notò che la bionda triste aveva i capelli a palla, e che i ricci del parrucchiereneromashceratozorro erano anche loro ricci a palla, la magra e la grassa erano a palla e che anche la madrecaccolosa in piedi sotto quello strato di colorante-cacca avrebbe dovuto avere una forma simil-sferica. D'un tratta si svegliò e guardò lo specchio di fronte a lui, dopo aver ucciso i suoi folti capelli lunghi nello specchio appariva un ragazzone sulla ventina, con due occhiaie giganti e con dei folti, corti, capelli a palla. Ormai gli elastici che aveva al polso non gli servivano più, li tolse dalla circolazione e li infilò in tasta. Si alzò dalla poltroncina, un tappeto di capelli lo circondava, pagò e si guardò allo specchio prima di salutare ed uscire, aveva i capelli a palla, ma un gigantesco sorriso sulla faccia, come quella che era uscita e come tutti quelli che entravano in quella stanzina macabra. Aprì la porta con un sorriso salutò e quasi non notò che all'ingresso c'era una altro ragazzo pronto a tagliarsi i capelli a palla.

parrucchiere

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martedì, 23 giugno 2009

Spazzolini

Subito dopo aver tirato la catenella del brutto cesso sporco, tentennando nel buio dei sensi si apprestò a raccogliere le forze per uscire dal bagno. Barcollava vistosamente, e pesanti rigurgiti acidi gli sbottavano fuori dall'esofago come geyser di Yellowstone. Un rigagnolo di saliva amara gli scendeva lungo la parte destra della bocca, la leccò via, sapeva di un liquore pesante. La bocca era asciutta come il deserto del sahara. Si apprestò a raggiungere la cucina per dissetarsi. Tentennò ruttando, tastò il frigo vuoto alla ricerca di una bottiglia d'acqua, bevve pesantemente e la ricacciò a forza nel frigo triste. Si sedette la faccia spalmata sul tavolo e le braccia incrociate sulla testa ad autoconsolarsi del dolore che si era inflitto. L'unica cosa che riuscì a fare, oltre che accendersi una sigaretta, fu pensare a quanto fosse orribile la vita degli spazzolini. Vengono stampati a milioni, uguali, incartati e spediti in posti più o meno squallidi, scelti tra una vasta gamma, pagati, inbustati, sepolti da moli di assorbenti, sbustati, scartati e riposti in angoli più o meno oscuri assieme agli amici dentifrici, usati, riusati, fatti propri, abbandonati, sedotti, usati e riusati ancora e ancora, distrutti nel profondo, profanati ed infine gettati. Nessuno di noi può ricordarsi quanti spazzolini abbiamo avuto, quello successivo è sempre il più confortevole e il primo lo dimentichiamo con l'avanzare del tempo. E quanto è terribile immaginare che le relazioni umane funzionino grossomodo come le nostre relazioni con gli spazzolini da denti. Paragonare la propria vita a quella di uno spazzolino è da stupidi, da ubriaconi. D'altra parte lui in quel momento era entrambe le cose, e di sicuro gli si poteva perdonare un paragone così azzardato e fantasioso, ruttò tra se e se sperando che la notte fosse passata in fretta.
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lunedì, 15 giugno 2009

Dolce disturbo.

Erano l'una e ventidue, le strade del borgo deserte... La maggior parte delle persone era chiusa dentro casa, a dormire, aspettanto il lunedì, che ormai a loro insaputa era sopraggiunto da un ora e ventitre minuti.
Sulla frequenza 98.5 si distingueva chiaro e forte un pianoforte, con note così perfettamente definite che era impossibile non farsi trasportare da quella dolce melodia. La testa era leggera proprio come dopo due tequila finiti di colpo. Il cielo stellato era nascosto dalle tiepide luci arancioni dei solinghi viali notturni. Qualcuno stava facendo l'amore in qualche casa vicina. Qualcuno litigava, qualcuno sognava, qualcuno piangeva. Lui era fuori dal corpo... lievitava come un monaco buddista dopo secoli di meditazione. La melodia della sua vita era stata definita da palinsesti programmatici fino a quel momento. Adesso invece un lampo aveva stravolto la sua programmazione...la sua melodia suonava diversa, ma intensamente bella...proprio come le note del pianoforte, al quale all'una e ventiquattro di accodò anche un piccolo solo di batteria lieve. La trasmissione era disturbata però...il fruscio lieve del disturbo radiofonico suonava pieno di significato nelle note della sua vita. Era l'unico paragone possibile. Un dolce disturbo radiofonico nella melodia della sua vita, la musica era riuscita a farglielo capire. Ne era sicuro nemmeno il più bravo dei poeti in 600 anni poteva descrivere le sue emozioni meglio di quel disturbo disarmonico. Il suo dolce disturbo.
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giovedì, 11 giugno 2009

La Pila malvagia

Erano impilati, uno sopra l'altro alcuni aperti e stropicciati, altri contorti e impolverati, altri ancora immacolati. Spiavano il ragazzo che proprio in quel frangete stava parlando di loro su un pezzo di carta. Dentro quella pila c'era un mondo gigantesco di roba da conoscere, di roba di cui ciarlare ad un vecchio stolto in un grande edificio grigio a poche centinaia di metri da casa sua. La scintilla tra il giovane ragazzo e l'edificio grigio a poche centinaia di metri non era mai scoccata del tutto. Giganteschi dubbi esistenziali lo distraevano di tanto in tanto e, quando passava interi pomeriggi sui libri, non riusciva a distogliere i pensieri dalle alternative. E se... E se invece, ma, però potevo... queste e tante altre le forme verbali che sbatacchiavano nella sua testolona, solitamente erano corredati da altre specie grammaticali, tipo verbi della prima declinazione (quelli che finiscono in are, almeno ricordava che erano così) come: lavorare, cambiare. Parecchie volte questi pensieri prendevano anche qualche punto interrogativo, diventando quindi roba del genere:...E se...lavorare...?... Roba insignificante che sommata si accumulava in pile gigantesche di interrogativi, pronti a fargli esplodere il cervello. Si accumulavano perchè non aveva voglia di confrontarsi con se stesso, perchè comunque ne sarebbe uscito perdente. Molte volte usciva dall'estasi mentale soffocando i pensieri con altri più sensati e sintatticamente corretti tipo: Non tutti hanno la possibilità di andare all'università! Perchè devi farti venire dubbi? Lo sai che alla fine te ne pentiresti, perchè non la smetti di pensarci e ti dai da fare ancora di più?
Niente dopo qualche minuto di foga "studistica" in lui balenava il desiderio di fare qualcos'altro. Un inutile straccio umano in semi-crisi mistica appoggiato su di una scrivania. Era un quadro talmente deprimente che avrebbe ingoiato la matita che rosicchiava come antistress. Lo sguardo perso nel vuoto si ritrovò non appena la orrenda pila di cellulora ed inchiostro tornò nel suo campo visivo. Se i libri sapessero parlare sarebbe tutto più semplice, ti potresti prendere un caffè con uno di loro, mentre lui ti racconta di teoremi e postulati di gente strana vissuta anni e anni fa. - Una funzione è continua quando...* sorso di caffè *... il limite della stessa tendente a un valore x0 è uguale al valore della funzione in quel punto...oh hai una sigaretta? Pomeriggio le compro io! - ... un libro che fuma! ma dove cacchio era arrivato con la testa? Rideva da solo e la malvagia pila di libri che aveva davanti lo invitava a smettere di masturbarsi le cervella e cominciare a sperare che la voglia di studiare potesse venire come una manna dal cielo, sperando di trovarsi ancora sulla stessa scrivania quando fosse scesa per aiutarlo, e non dietro un'altra scrivania lontana simbolo di un lavoro che forse non lo avrebbe soddisfatto in pieno.

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martedì, 12 maggio 2009

Doppiepunte

Il santino sopra l'autista sbatacchiava forte, era qualche sant'Antonio o roba simile. Tutti sull'autobus sapevano che erano protetti da quel pezzettino di carta, e che potevano contare su di lui quando ne avessero avuto bisogno. Le orripilanti canzoni si susseguivano e un ragazzotto sempliciotto osservava disgustato il display del proprio telefonino, sembrava quasi pietrificato, di sicuro qualche ex gli aveva mandato un triste messaggino con una maledizione, che lo avrebbe costretto per tutta la vita a rimanere con quella espressione di sgomento e terrore... I messaggi delle ex si devono sempre leggere con cautela, pensava un altro ragazzo verso i primi posti. Era alto e scomodo, i sedili erano per gente normale, lui era quasi due metri e stava costretto in una posizione talmente scomoda che gli sembrava che l'autobus stesse rallentando quasi per dispetto l'andatura, così da allungargli la sofferenza e ritardare di qualche minuto il ritorno a casa. La sua casa con le poltrone comode e grandi, alte al punto giusto e larghe quanto basta per abbracciarlo tutto in una comoda posizione tantrica. D'un tratto il ragazzo alto si accorse che il suo telefonino non squillava, ma da tanto... erano 4-5 mesi che nessuna ragazza gli facesse piangere lacrime amare o gli desse soddisfazioni carnali di basso livello e di difficile argomentazione in pubblico. Allora decise su due piedi (rannicchiato in realtà) di trovare una ragazza su quell'autobus, visto che ormai casa si allontanava. Avrebbe sposato la ragazza un posto avanti a lui, ma nell'altra fila, l'unica che poteva osservare in maniera precisa senza destare sospetti. Era alta anche lei, magra, e... completamente idiota... un ragazza troppo bella deve essere idiota. Così dicevano tutti. Ma il ragazzo alto odiava le etichette e decise di osservarne il comportamento per le 24 ore che mancavano alla fine del viaggio di 2 ore verso casa. La ragazza stava seduta, e per tutto il viaggio si massacrò e dita ad accarezzarsi i capelli in cerca di doppiepunte, prendeva una ciocca di 20-25 capelli, la masturbava con insistenza e prendeva, usando la sua abilità balistica dei pollici opponibili, un capello singolo, lo teneva stretto e tirava con la forza di Hulk la doppia punta... continuò a fare questo per tutto il tempo, in maniera quasi ipnotica, così ipnotica che il ragazzo alto continuava a guardarla senza poter staccarle gli occhi di dosso. Quasi quasi voleva scommettere con il ragazzo colla faccia sconvolta che con quella determinazione la ragazza sarebbe riuscita prima a distruggersi tutte le proprie doppiepunte poi a giro quelle di tutto l'autobus, dove tutti i passegeri dispostisi in cerchio avrebbero urlato e cantato cori in favore della causa "eliminiamo le doppiepunte"... Roba da pazzi! Sarebbe successo sul serio se lui avesse voluto, ma preferiva rimanere fisso a guardarla, tifando segretamente per lei, e continuandosi a chiedere sottovoce cosa diavolo fossero le doppiepunte.
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domenica, 19 aprile 2009

L'uomo che si innamorava continuamente, un giorno capì che sarebbe rimasto solo

Questa piccola novella risale a circa un anno fa...l'ho scritta di Gennaio, nel 2008... molti amici dicono sia la più bella.... boh! a voi...


L'uomo che si innamorava continuamente, un giorno capì che sarebbe rimasto solo

L'uomo che si innamorava continuamente, un giorno capì che sarebbe rimasto solo, così titolava quel libro che aveva preso in mano, lo girò lesse due cose dietro, vide il prezzo...ma non era la per quello, per quello stupido libriccino rosso di manualistica, e nemmeno per gli altri che aveva preso prima in mano e li aveva rigirati con tanta cura da sembrare un esperto, un assiduo amante della narratura. Era lì per lei, no non era la solita storia colpo di fulmine unico nella vita, e nemmeno quella di pedinamento di un amore non rivelato che continua a divorarti da dentro... era un'altro caso di innamoramento a prima vista, infatti come nel libriccino che aveva preso in mano, lui era l'uomo che si innamorava continuamente, ma non perchè si innamorasse continuamente, altrimenti sarebbe scontato, ma perchè si innamorava ogni qual volta vedeva una ragazza nuova, per quei 3-4 minuti sarebbe stato pronto a darle perfino la vita se necessario. Ma ora che aveva posato quel libriccino si diresse verso la sua preda la guardò, era fantastica occhi color ghiaccio, mora e alternativa, nè punk ne fashion era come piaceva a lui, era sicuro di volerla avrebbe dovuto attaccare bottone, aveva letto in quei manuali un mare di trucchi, andare da lei e dirle: " Ma...Sai...è tre giorni che ti seguo, ora sono venuto qui per chiederti il tuo nome perchè non ci dormo la notte, che fa me lo dici oppure me ne vado strisciando nella mia figura di merda?" rendersi umile e ridicolo certe volte funziona, diceva la guida, oppure "Belle gambe a che ora aprono?" questa è pesante penso... leccargli la amglietta e dirgli "Cacchio perchè non ti togli quei vestiti bagnati? Piacere ME"...naaaaa ci voleva qualcos'altro...di innovativo di ingegnoso di originale di....la ragazza non c'era più, gli succedeva sempre così gli era sfuggita, ancora una volta dalle mani, come un fuoriclasse dal brasile, come un punkabbestia dalle discoteche, come...e che cazzo...si voltò...vestitini firmati, borsetta da duemilaeuroivainclusa occhialoni e tacchi da paura, non bella ma addobbata tanto da farlo raccapricciare, questa volta non era una ragazza normale era una di quele fighettine che se gli compri una borsa zoon saranno tue per sempre...questa è una preda facile, però...che dialogo ci vuoi avere con una così? Si finirebbe a parlare sempre di briatore e dello showbuisness, calciatori cocaina....naaaaaa però era bella...si era innamorato c'avrebe giurato...la seguì girò l'angolo, eccone una splendida gonna stile anni 50 di una stoffa altrettanto vecchia, capelli davvero imbarazzanti per essere in una via così in, di una città così in...ma che cazzo stava pensando?? lui odiava la moda...però...anche lei...una che sembra uscita da un telefilm tipo happydaysfonziedailabottaaljukenbox deve odiare la moda... perfetta, la pensava come lui: L'anticonformismo moderno è la forma più ampia di conformismo, chi non è punk ateo rock house hello kitty di questi tempi? i veri anticonformisti sono loro, chi viene da un altra epoca.... chi crede nella chiesa...era una donna perfetta per lui sai le ore e ore di chiacchiere a parlare di come la società si stia distruggendo la personalità artistica grazie ai massmedia... era la donna perfetta, non la vide mai più... era tardi, torno a casa, si mise a letto dopo cena.... guardò le foto nel telefonino, c'era solo lui...con la facia sbiadita...lui da solo e da solo si addormentò quella notte, e da solo si addormentò anche per l'ultima volta molti anni dopo.


Colpo di fulmine, Salvo Lombardo, olio su tela
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mercoledì, 11 marzo 2009

Non pensavo!

Ciao a tutti ragazzi...pensavo che le mie storie piacessero a qualcuno...ma addirittura definirmi il nuovo Bukowski! Grazie di cuore del complimento Nicola! ricordo come ho detto a molti di sapere che non sono nemmeno l'ombra della cacca di bukowski! :D ma grazie lo stesso dell'apprezzamento!

http://siculamagazine.com
Articolo su di me
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martedì, 03 marzo 2009

Solo

Quante volte gli era capitato? Migliaglia pensava....anche adesso che ci rifletteva lo stava rifacendo, fissava un punto fisso, immobilizzato con il corpo...non batteva le palpebre e con un espressione da ebete pensava a quanto fosse stupido stare in quella posizione, era come se il mondo non esistesse, lui guardava fisso lo spigolo del muretto di fronte a lui, esistevano solo loro due, lui e lo spigolo... i suoni si facevano radi ed insensati, la pace interiore tipica del raggiungimento del nirvana lo assaliva, era in estasi nei pensieri. La cosa strana è che pensava al fatto che era in estasi mentre lo era, gli era capitato solo due volte in vita sua di sentirsi così, libero, quasi come se non avesse il corpo, era una strana ma stupenda sensazione. Ma non è che faceva il vigliacco? Scappava dalla realtà chiudendosi in remote stanze della propria psiche. - A tutti capita di rimanere bloccati a pensare! - vociferava una sua compagna delle elementari nella sua memoria... gli sembrava di toccarla la sua memoria, come una gigantesca sfera opaca gli fluttuava nella mente nascondendogli roba rimossa per difesa e roba erogata per autocompiacimento. Vivere tutta una vita così...felice, lui e il suo spigolo. Una pesante sberla tra la nuca e le spalle lo ridestò. -Fanculo!-  disse alzandosi per rincorrere l'amico rompisogni, ma lui scappava più veloce di lui, lontano dal suo spigolo, lontano dalla realtà immaginaria, dritto dentro la vita vera.
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mercoledì, 10 dicembre 2008

Facile

Un giorno aprì gli occhi, e scoprì che è più facile essere razzisti che tolleranti, è più facile fare lecchinaggio che avere dignità, è più facile copiare che inventare, è più facile uccidere che perdonare, è più facile essere amati che amare...qual giorno avrei deciso di vivere una vita facile, così di botto, vivere facile, senza problemi, ma capì all'istante che vivere facile è sopravvivere, vivere sul serio è difficile tanto quanto rotolare in salita.
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venerdì, 03 ottobre 2008

Pazzo preciso

era steso sul divano, la televisione sbraitava porcate come al solito, lui aveva spento una sigaretta da circa 3 minuti, e già un altra era pronta fra il suo indice e il suo medio.La fumò tutta, spense il filtro che aveva preso a bruciare, nel posacenere posto sotto di lui. Pensò ancora...cos'erano quei brividi? cosa era quella sensazione? era freddo? no...lo sapeva benissimo che cos'era...tornava a torturarlo. ansia, senso di abbandono, e una sorta di pazzia sfrenata lo contagiavano ogni tanto...e scopriva di sentirsi incompleto nella sua tanto ostentata completezza...Deficente, si alzava e pensava a quanti errori...aveva commesso, no?...no?...no!!! non aveva commesso...si mise dritto in piedi arrabbiato non era colpa sua, lui non centrava nulla, non aveva fatto nulla...era qua senza motivo, in questa situzione senza poter fare altrimenti...o si? aveva sbagliato tutto in vita sua...già dal nascere, dal crescere con quella mentalità da cartone animato della disney...tutto è bello gli uccellini ti svolazzeranno intorno se sei puro di cuore, potrai cavalcare la nuvola speedy, e convertirai gli infedeli al tuo credo perchè solo tu hai ragione...cosa c'entrava tutto questo?...lui non lo sapeva, d'altronde adesso che era finita la seduta doveva tornare nella sua stanza. Il suo unico problema ora era evitare di sentire solletico al mento, era bello avere solo quel problema... infatti anche se non sembra è difficile grattarsi con una camicia di forza, sbatte la testa alla parete imbottita e si addormentò in un sogno ingarbugliato.
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